1. Introduzione – Dalla rappresentazione alla pratica
Con l’inizio del XX secolo, la rappresentazione della legatura cambia profondamente.
Se nelle fasi precedenti la corda era parte di pratiche culturali, giudiziarie o simboliche, ora diventa sempre più un elemento centrale di immagini costruite intenzionalmente.
Il lavoro di Seiu Ito segna un punto di svolta importante: la legatura viene rappresentata come soggetto estetico ed emotivo, non più soltanto come funzione o contesto.
Tuttavia, in questa fase lo shibari non è ancora una pratica diffusa nel senso contemporaneo.
Esiste principalmente come immagine, come rappresentazione artistica e come costruzione visiva.
Il passaggio decisivo avviene quando queste immagini iniziano a circolare e a essere consumate da un pubblico più ampio.
Con lo sviluppo dei media moderni — in particolare stampa, fotografia e pubblicazioni erotiche — la legatura esce progressivamente dal contesto artistico individuale e diventa parte di un immaginario condiviso. Le persone non vedono più solo un’opera, ma iniziano a riconoscere uno stile, una forma, un linguaggio.
È in questo momento che si verifica un cambiamento fondamentale:
la corda non è più soltanto rappresentata, ma comincia a essere praticata.
Ciò che prima era osservato diventa qualcosa che può essere imitato, reinterpretato e vissuto. La distanza tra immagine e esperienza si riduce, e la legatura entra gradualmente nella dimensione della pratica.
Questo passaggio non è immediato né uniforme, ma segna l’inizio di una nuova fase nella storia dello shibari e del kinbaku.
Da qui in avanti, la loro evoluzione sarà sempre più legata alla diffusione dei media, alla nascita di nuove figure artistiche e alla trasformazione del rapporto tra chi osserva e chi partecipa.

2. La diffusione nei media del dopoguerra
Dopo la Seconda guerra mondiale, il Giappone attraversa una fase di trasformazione profonda, non solo sul piano politico ed economico, ma anche culturale e sociale.
In questo contesto, i media assumono un ruolo centrale nella diffusione di nuove immagini e nuovi immaginari.
Riviste, pubblicazioni erotiche e fotografia iniziano a proporre in modo sempre più esplicito rappresentazioni di corpi legati. Ciò che in precedenza era limitato a contesti artistici o a produzioni isolate diventa ora accessibile a un pubblico molto più ampio.
Questo cambiamento segna un passaggio fondamentale.
La legatura non è più soltanto osservata come immagine, ma diventa un linguaggio riconoscibile, con codici visivi che iniziano a ripetersi e a evolversi. Pattern, pose e composizioni si stabilizzano, permettendo al pubblico di identificare uno stile e di distinguerlo da altre forme di rappresentazione erotica.
Allo stesso tempo, la diffusione attraverso i media crea una nuova dinamica tra chi produce e chi osserva.
Le immagini non sono più solo espressioni individuali, ma rispondono anche a una domanda crescente. Il pubblico non si limita a guardare, ma sviluppa aspettative, gusti e preferenze, contribuendo a definire ciò che diventerà il kinbaku moderno.
In questo processo, la fotografia gioca un ruolo particolarmente importante.
A differenza del disegno o della pittura, la fotografia introduce un senso di realtà e immediatezza. Il corpo legato non è più solo rappresentato, ma appare come qualcosa di concreto, possibile, tangibile.
Questo rafforza ulteriormente il passaggio dalla rappresentazione alla pratica.
Parallelamente, le pubblicazioni iniziano a dare spazio non solo alle immagini, ma anche a contenuti che descrivono tecniche, approcci e contesti. La legatura comincia così a essere trasmessa, non solo mostrata.
È in questo ambiente che emergono le prime figure riconoscibili del kinbaku moderno: artisti e performer che non si limitano a creare immagini, ma sviluppano uno stile personale e un rapporto diretto con il pubblico.
Questo periodo rappresenta quindi una fase di espansione e consolidamento.
Lo shibari e il kinbaku non sono più fenomeni isolati o marginali, ma iniziano a configurarsi come una pratica culturale strutturata, sostenuta da media, pubblico e produzione continua di immagini.
Senza questa diffusione, il kinbaku non avrebbe potuto svilupparsi nella forma che conosciamo oggi.
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